lunedì 16 gennaio 2017

Due incontri a Settala: "come gestire meglio lo stress: consapevolezza e tecniche"

"La vita é quello che ci accade tra un ostacolo e l'altro", ho letto una volta da qualche parte. Le difficoltà abbondano e non le possiamo, in effetti, mettere tra parentesi come eventi rari, "altri" rispetto alla natura dell'esistenza. Vivere implica tra le altre cose avere anche inevitabilmente dei problemi, e questo é il primo punto: lo stress é inevitabile, fa parte del pacchetto.
Gli ostacoli non sono magari la vita che vorremmo, ma sono vita in ogni caso: sono lì, davanti a noi o dentro di noi, innegabilmente presenti.
E in fondo anche noi siamo estremamente presenti e vivi in ogni singolo ostacolo che incontriamo e nel come lottiamo per gestirlo e superarlo: da come affrontiamo le situazioni stressanti impariamo spesso qualcosa di noi, talvolta scopriamo che stiamo cambiando o notiamo aspetti diversi del mondo che ci circonda.
Almeno una volta ognuno di noi si é sentito tremendamente vivo proprio perchè "ce l'aveva fatta": ha assaporato il lato eccitante dello stress, quello che dà sapore all'esistenza.

Descrivere lo stress con metafore culinarie é un'idea di Hans Selye, lo studioso della Sindrome Generale di Adattamento ideatore del concetto di "stress". Hans amava, infatti, dire che "lo stress é il sale della vita", al contempo aveva ben chiaro che spesso incontriamo problemi a dosare la salatura dei nostri piatti e rischiamo una vita saporita fino a diventare dolorosa.
Quando ciò accade spesso rimandiamo il vivere meglio a un altro momento, a "dopo che sarà finito questo periodo difficile" o a "quando potrò finalmente pensare un po' a me". 
La realtà é che la nostra vita é adesso ed é in questo qui e ora che siamo chiamati a prenderci cura di noi. 


Se immaginiamo la nostra mente come la superficie di un lago - attingendo a un'immagine buddista - le correnti dello stress cambiano la nostra vita sollevando onde nella mente. Non ha senso cercare di mettere una lastra di vetro sul lago per sopprimere articialmente le onde, nè ha senso aspettare un fantomatico momento senza onde: ci serve prendere atto che le onde ci sono e, casomai, ci occorre imparare a fare surf. 
E' dal desiderio di approfondire le tecniche per "fare surf" nella nostra vita che nasce l'idea di riprendere il progetto anti-stress iniziato col Comune di Settala nel 2014: ecco perchè quest'anno si terranno due nuove serate per conoscere di più il nostro stress, confrontarci sperimentare a fondo tecniche anti stress cognitive, immaginative, corporee e di potenziamento delle nostre risorse.

Gli incontri - in programmazione a Settala venerdì 17 febbraio 2017 e venerdì 24 marzo 2017 - si propongono come uno spazio di riflessione, condivisione e sperimentazione di nuovi modi di leggere e affrontare le nostre fonti di stress nel quotidiano. In questo contesto le tecniche antistress si pongono come validi supporti: sia come strumenti per aumentare la consapevolezza corporea (es. body scanning), sia come mezzi per aumentare il senso di padronanza delle situazioni (es. tecniche di gestione del tempo).

Conoscere il nostro stress e applicare con consapevolezza tecniche specifiche per gestirlo ci permette non solo di affrontare meglio gli ostacoli, ma anche e soprattutto di modificare il nostro atteggiamento interiore di fronte alle sfide e alle difficoltà, accedendo a quell'accettazione profonda della realtà senza la quale ogni tecnica rimarrebbe fredda e meccanica.
"La vita" in fondo "é quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi" suggeriva John Lennon, e allora ben venga iniziare ad ascoltarci di più e a provare col supporto delle tecniche  nuovi modi di agire e stare al mondo.

Gli incontri, organizzati col Patrocinio dall'Assessorato alla Comunicazione, Partecipazione, Innovazione, Commercio e Tempo Libero del Comune di Settala, si terranno

presso l'Aula Consiliare di Via G. Verdi 8/C, Settala

Venerdì 17 Febbraio 2017 alle ore 20,45
Venerdì 24 Marzo 2017 alle ore 20,45

Partecipazione: gratuita

Relatrice: Dott.ssa Gabriella Giunco, Psicologa e Psicoterapeuta

Per maggiori dettagli, vi invito a visionare la locandina qui sotto.

Vi aspetto!


sabato 24 settembre 2016

Psicologia del Benessere: mollare la presa e lasciarsi andare alla vita

Nell'Università dei Corsi del Tempo Libero a Vignate quest'anno scoprirete un ciclo di 4 incontri dal taglio psicologico focalizzati più che sull'aggiungere sul togliere.
Il percorso - articolato in momenti teorici, esperienziali, di riflessione e condivisione - è dedicato a chi desidera liberarsi dai sensi di colpa, iniziare a lasciar andare le proprie ansie, superare lo scoglio rappresentato da una perdita, da una ferita dell’anima, da una caratteristica personale vissuta come limitante (es. “preoccuparsi troppo”), ma non solo, é anche per coloro che vogliono semplicemente vivere in modo più pieno e consapevole il loro presente e le loro relazioni.

L’idea di questo corso per vivere meglio nasce da alcune osservazioni fatte nel mio lavoro con le persone e, prima ancora, nella mia storia personale: ho constatato che per molti di noi il punto non è solo autorizzarci ad andare nel mondo e lottare per prendere ciò che vogliamo, magari su questo siamo pure bravi, il punto è prima ancora mollare la presa su quello che non ci sta più bene.

In questi giorni sto rileggendo “Un ponte sull’eternità” di Richard Bach, a un certo punto l'autore dice “mai ti è dato un desiderio senza che ti sia dato anche il potere di realizzarlo”.
Cosa c’entra questo col mollare la presa e lasciarsi andare alla vita?
Molto più di quello che sembri… 
Magari tendiamo a pensare che una frase così ci inviti a rimboccarci le maniche e a fare, fare tutto quello che è necessario per andare verso il nostro desiderio. Per me è anche questo, ma non solo.
A volte guidiamo la nostra vita in modo curioso: premiamo l’acceleratore, inseriamo anche la quinta, ma spesso "sgasiamo a vuoto" perché abbiamo il freno a mano tirato, facciamo una gran fatica, ci muoviamo un po’ in avanti, ma al prezzo di sforzi enormi e mai quanto vorremmo per via di quel benedetto freno, un freno che può essere vergogna, ansia, un nostro perenne senso di colpa, una perdita che fa ancora male, o un pensiero radicato negativo resistente ai nostri tentativi di cambiarlo (es. "devi compiacere” ecc.).

Quel “mai ti è dato desiderio senza che ti sia dato anche il potere di realizzarlo” é dedicato anche a chi di noi guida così, parla della possibilità di poter fare qualcosa rispetto ai nostri freni interiori, di poter togliere il freno a mano e andare liberamente verso ciò che siamo, lasciarci andare alla vita. Perché a volte il potere da esercitare per andare verso il nostro benessere nel senso più profondo del termine non riguarda il fare delle cose in più o di più, ma lo smettere di fare qualcosa, il fare delle cose in meno o il fare delle cose diverse.

E quando smettiamo di fare o credere a qualcosa di superato, diventiamo liberi di fare altro.

IL CICLO DI INCONTRI:

Venerdì 10.02.2017 dalle 18,30 alle 20,30

Venerdì 10.03.2017 dalle 18,30 alle 20,30

Venerdì 07.04.2017 dalle 18,30 alle 20,30

Venerdì 05.05.2017 dalle 18 alle 20-20,30 
 
Relatrice: Dott.ssa Gabriella Giunco, Psicologa e Psicoterapeuta della Gestalt

Sede: Auditorium, Via Roma, Vignate

per maggiori informazioni e per iscriversi,
contattare il Comune di Vignate, sezione Università dei Corsi per il Tempo Libero.

sabato 28 maggio 2016

Seminario "Genitori Stressati?" a Cernusco il 29 maggio con Familydays



Mamme, papà: Chi è senza stress alzi la mano. “I mestieri più difficili al mondo sono il genitore, l’insegnante, lo psicoterapeuta, esattamente in quest’ordine”, lo diceva un papà famoso con sei figli, Sigmund Freud. Lo stress fa parte della vita di ogni genitore e per affrontarlo il primo passo è conoscerlo: cos’è lo stress e come funziona?  Passeremo un’ora ad esplorare assieme come ci stressiamo e come gestiamo il nostro stress. Ognuno di noi scoprirà che ha un suo stile personale e che può cambiare qualcosa di sè per vivere meglio.
 
Quando
                 
       
 
Dove
Cernusco sul Naviglio - Via Buonarroti, 44 c/o sala convegni Enjoy center, 20063 Cernusco sul Naviglio      

 

mercoledì 30 marzo 2016

Evento a Vignate: Conoscere le tecniche antistress e applicarle in modo consapevole


In questo incontro del ciclo "Psicologia del Benessere Quotidiano" ci dedichiamo alle tecniche per la gestione dello stress: tecniche antistress corporee, cognitive e immaginative.

Gestire meglio lo stress è sempre un’arte... a volte d'equilibrismo, a volte d'umorismo, sempre di consapevolezza.

Per vivere meglio occorrono sia tecniche per smettere di preoccuparci, sia lavorare in modo creativo sulla nostra capacità di accettare e affrontare le difficoltà, due aspetti fortemente collegati.

Le tecniche anti-stress si raggruppano in 3 aree:

- quelle focalizzate sul problema (a caccia della soluzione migliore)
- quelle focalizzate sulle emozioni (come evitare che qualcosa ci distrugga/ci pesi troppo)
- quelle focalizzate sulla valutazione della situazione (come rivedere il significato dato agli eventi).

Ogni singola tecnica per la gestione dello stress mostra luci e ombre a seconda di come la utilizziamo nel nostro quotidiano.


Prendiamo un esempio di uso-e-abuso di una tecnica focalizzata sulle emozioni: riuscire a distrarci rispetto a un problema altrimenti assillante è un'ottima cosa se ci permette di goderci il buono che c'è nella nostra vita per poi tornare, ricaricati, ad affrontare quanto lasciato in sospeso; questo stesso distrarci diventa, però, velenoso se usato sistematicamente per evitare di affrontare il problema, spegnendo un malessere che, se avvertito fino in fondo, ci aiuterebbe a cercare con tenacia una soluzione fino a trovarla.


Uno sguardo ampio e consapevole è il prerequisito essenziale per usare le tecniche in armonia con i nostri obiettivi e il nostro benessere.


Sta a noi prenderci cura di noi e del nostro stress.
Questo è un fatto ovvio, spesso però dimenticato o sottovalutato. A volte, infatti, mettiamo così tanto gli altri davanti a noi da dimenticarci le responsabilità che abbiamo verso noi stessi, oppure ci diciamo semplicemente: "ora non ho tempo, ci penserò dopo".

Essere consapevoli e responsabili ci permette di scegliere meglio cosa trattenere e cosa lasciare andare, anche perché a volte il punto non è imparare metodi ingegnosi per "zeppare meglio l'agenda", ma riprenderci il potere di scegliere su cosa mollare la presa.
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Per saperne di più vi aspettiamo lunedì 4 aprile alle 18,30 in Auditorium a Vignate.

Relatrice: Dr.ssa Gabriella Giunco

Dove: Auditorium, Piazza Roma, 20060 Vignate (MI)

Quando: 4 Aprile 2016, ore 18,30

venerdì 4 dicembre 2015

Riflessioni sul quando e come chiedere aiuto: il chiedere sano, il chiedere manipolatorio, la nevrosi e una piantina di garofano.





Trenta secondi. Giusto il tempo di accomodarsi sulla sedia  e la persona di fronte a me, al suo primissimo colloquio, mi dice: "ho bisogno d'aiuto, ma non voglio dipendere!". 
Ottimo - ho pensato - perchè un aiuto che si configuri davvero come tale mira casomai all'emancipazione, si costruisce come accompagnamento e supporto verso un'autonomia più piena e completa, lontana sia dalla schiavitù degli eventuali sintomi, sia dai consigli altrui (chiunque sia l'altro che li dispensa) a favore della riscoperta della propria saggezza personale. Chiedere aiuto è una scelta saggia, spesso coraggiosa, ed è diverso sia  dal dipendere, sia dal manipolare gli altri: chiediamo aiuto in modo sano quando chiediamo all'altro di accompagnarci in un viaggio difficile, standoci accanto, non facendo il viaggio al posto nostro, questo è un chiedere aiuto che permette di crescere ed evolvere come persone, affinando le nostre capacità e riscoprendole mano a mano.

Di recente ho riletto un libro
di Fritz Perls cui sono particolarmente affezionata. L'ho aperto su una pagina a caso e mi é sbocciata tra le mani una frase su come il malessere riguarda "qualsiasi uomo che usa il suo potenziale per manipolare gli altri invece di crescere egli stesso (…) e mobilizza amici e parenti in luoghi in cui è incapace di usare le proprie risorse” (p. 31). 


Un'ottima descrizione di ciò che non è il chiedere sano e di tutto ciò che é il chiedere manipolatorio. 

A volte di fronte ai problemi iniziamo a puntellarci agli altri più del necessario, ci spremiamo le meningi su come farci aiutare e su come farci capire, ci aspettiamo che i nostri cari ci salvino dalle nostre difficoltà, a volte anche da noi stessi. Scivoliamo nel far dipendere il nostro benessere dalla risposta degli altri, dal loro esserci o meno per noi, e pretendiamo anche che ci aiutino come diciamo noi: gli altri diventano spaventosamente importanti e, allo stesso tempo, stranamente meno a fuoco, ci incuriosiscono meno, li vediamo troppo per quello che possono fare per noi. Dimenticate le nostre risorse assopite, perdiamo il senso più intimo e sano della nostra prima richiesta d’aiuto: quel “aiutami ad attraversare la strada”, detto con la speranza di superare assieme all’altro le nostre paure è diventato “io non posso attraversare la strada senza di te”: l’altro rischia di diventare “chi mi serve per attraversare la strada”, qualcuno giudicato “buono o cattivo” a seconda della sua disponibilità o meno a stare alla nostra richiesta. In sordina abbiamo rinunciato a scoprire la nostra unica e personale capacità di farcela.



Il rischio è dimenticarci degli altri come soggetti e dimenticarci di noi, delle nostre risorse e responsabilità. Puntare tutto sugli altri ci toglie potere sulla nostra vita e ci toglie anche il sapore di un vero incontro con l’altro, un incontro vivificante possibile anche quando siamo nel dolore e, in quei momenti, anzi, ancora più prezioso. E un vero aiuto passa sempre da un vero incontro con l'altro.




Rileggo la frase di Perls e noto che ogni volta ha un suono nuovo. 

Quante volte facciamo richieste manipolatorie alla ricerca di conferme?
Ricordo la ragazza di un vecchio spot televisivo: stava per ore al telefono tormentando l'innamorato con le famose domande "ma mi ami? ma quanto mi ami? ma mi pensi? ma quanto mi pensi?, false domande perchè ne conosceva già la risposta, eppure cercava la stessa risposta a oltranza, assetata di conferme provenienti dall'esternoE questa è solo una piccola blanda manipolazione. Spesso siamo a caccia di un'accettazione totale, indiscriminata e piena di calore che noi per primi non ci concediamo e proprio per questo cerchiamo fuori, tra l’altro in modo ambivalente, cercando e rifiutando la dipendenza dagli altri e dalle loro opinioni:Non mi interessa cosa ne pensi!, gridiamo, ma in realtà spesso l’altro conta anche troppo, soprattutto quando diamo poco credito a noi stessi.

Quante volte facciamo di tutto pur di evitare di fare davvero qualcosa?
A volte scegliamo di tenerci il nostro malessere, preferiamo continuare a lamentarci e continuare a non vedere le possibili soluzioni, forse perchè le sentiamo troppo faticose: ci teniamo la nostra nevrosi anziché estirparla alle radici. Scrivo "estirpare" e penso a una piantina di garofano che ho comprata mesi fa: vivacchia a fatica in un piccolo vaso, ma non posso trapiantarla in giardino finché non creo il giusto spazio per lei estirpando le erbacce e preparando il terreno.  
Se stesse alla pianta decidere di andare o no nel giardino e avesse sempre lei il potere e l'onere di preparare il terreno al suo arrivo, direi che questo garofano con la sua "paura di mettere radici" e il suo faticoso stare "aggrappato a qualcosa che lo rassicura e lo limita allo stesso tempo" (il suo vaso) mi ricorda una persona in difficoltà. Potrebbe essere, per esempio, una persona che fa fatica a definirsi, perchè in fondo non accetta i limiti e le responsabilità sottese a ogni scelta, e allora tiene dolorosamente il piede in più scarpe, magari é sia un marito che un amante, così da non essere mai davvero al suo posto, sempre altrove. Una persona-pianta che soffre le ristrettezze del vaso, ma che piuttosto che fare una scelta definitiva come mettere radici in un giardino preferisce stare in un vaso-sempre-spostabile.

Scegliere di non estirpare la propria nevrosi è un po’ come continuare a tenere il piede in due scarpe. Non occorre una vita affettiva complicata per  stare male, basta restare in conflitto con sè stessi, coi nostri “voglio” e "non voglio", tirare avanti vivacchiando in un vaso troppo stretto: un tipo di vivere in cui manipoliamo gli altri e, prima ancora, noi stessi per convincerci che in fondo va bene così.

L’invito nascosto nelle parole di Perls è quello di smettere di manipolare gli altri e sé stessi, smettere di non accettarci a fondo e, quindi, di non accettare a fondo gli altri, scegliendo di correre il rischio di fare qualcosa fino in fondo, per esempio definirci davvero, separandoci da qualcosa e appartenendo a qualcos'altro in modo pieno, per esempio a un progetto di coppia o a un progetto lavorativo.

Il primo passo per smettere di fare qualcosa è capire bene come la facciamo: in cosa ci manipoliamo e come lo facciamo? quando manipoliamo gli altri e come?

Una volta divenuti pienamente consapevoli del nostro personale modo di manipolare, il secondo passo è introdurre qualcosa di nuovo: iniziare a fare qualcosa di diverso corrisponde a sradicare le erbacce, è un processo difficile ma che vale la pena intraprendere,  se occorre accompagnati da un professionista, un processo che implica assumerci la responsabilità della nostra vita facendo delle scelte piene. Non accontentarci di vivacchiare-in-un-vaso per diventare, invece, pienamente ciò che siamo.

mercoledì 20 maggio 2015

Evento a Liscate: terzo incontro di "Genitori nel quotidiano"

3° serata del ciclo di incontri genitori a Liscate
Vi aspetto 

Venerdì 22 Maggio 2015  - ore 20,30 

presso il Centro Polifunzionale, Via Brambilla 4, Liscate (MI)

per il terzo incontro gratuito dedicato alla genitorialità.

La serata, patrocinata dall'Assessorato alle Politiche dell'Istruzione e Formazione Permanente di Liscate si focalizzerà sul lavoro d'amore elastico richiesto a ogni genitore dalla crescita dei figli. Coi ragazzi la distanza giusta cambia continuamente. Capire cosa c’è dietro lo stare vicino e lo stare lontano può aiutare i genitori a vivere meglio questa fase e a sostenere i figli senza imbrigliarli.


Obiettivi
  • Esplorare cosa c’è dietro l’avvicinarsi e l’allontanarsi dei ragazzi alle prese col processo di individuazione, di definizione di sè stessi anche e prima di tutto "per differenza" dai genitori
  • Essere sempre di più una base sicura per i propri ragazzi, mettendo assieme protezione e sostegno all’esplorazione.
  • Vivere meglio nei panni di genitori alle prese con una propria ridefinizione identitaria, e non solo con quella dei figli adolescenti: essere mamma di una bambina è diverso dall'essere mamma di una ragazza, la prospettiva del "quando saranno grandi e fuori casa" diventa sempre più tangibile e diventarne sempre più consapevoli aiuta!
  • Confrontarsi con altri papà e mamme.

Relatore: Dr.ssa Gabriella Giunco, Psicologa e Formatrice.